Luca Mari - Filosofia dell'IA
Ho contribuito a progettare il Curriculum "Filosofia dell'era digitale e dell'intelligenza artificiale" del corso di laurea in Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, che è stato attivato a partire dall'anno accademico 2025-2026, e in cui sono anche docente.
Propongo qui qualche idea al proposito.
È ben ragionevole chiedersi il senso di un percorso di studio (io preferirei chiamarlo: di apprendimento -- lo studio è solo uno dei vari modi che abbiamo per imparare...) di filosofia e intelligenza artificiale: è un percorso che ha senso, e che è utile, in una situazione in cui l'intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante, e sempre più pervasiva? E se sì, cosa dovrebbe essere insegnato in un percorso di questo tipo e con quale bilanciamento fra temi umanistici e temi tecnico-scientifici? E quindi: cosa ci si aspetta che imparino gli studenti, e perché? E infine: che cosa dovrebbero fare dopo aver completato un percorso di questo tipo?
Sono tutte domande appropriate, che riguardano non solo questo Curriculum ma anche e ben più in generale il senso e il futuro della formazione e del lavoro.
Ma la situazione è così radicalmente nuova, inattesa, e in rapido cambiamento, che fare previsioni affidabili è praticamente impossibile. Dunque quello che segue sono delle ipotesi, e nello stesso tempo delle speranze.
Penso che sia ben ragionevole chiedersi: di fronte a entità artificiali che già oggi -- e chissà nel futuro -- potrebbero avere capacità superiori a quelle di molti esseri umani, perché continuare a imparare? e come imparare? e, ancora più concretamente, cosa imparare?
A me pare che puntare sulla nostra insostituibilità a proposito di contenuti specifici (quali che siano: dall'ingegneria alla filosofia), e quindi orientare le nostre scelte sul cosa imparare, sia assai rischioso. Se pensiamo di valere perché "sappiamo delle cose", cosa ci accadrebbe quando trovassimo qualcos'altro (qualCOS'altro...) che quelle cose le sa meglio di noi? (recententemente ho chiacchierato per un'ora con ChatGPT a proposito della Metafisica di Aristotele: suppongo che non molti esseri umani avrebbero potuto fare meglio di quanto il chatbot ha fatto...)
Se siamo onesti, dovremmo ammettere di non essere in grado di promettere nulla per il futuro, anche prossimo. A me appare sempre più chiaro che per esempio le competenze tecniche del programmatore di computer saranno sempre meno utili nel lavoro, ma quali altre, vecchie o nuove, competenze tecniche rimarranno invece importanti? Non lo so, e forse anche per questo penso che quello di cui avremmo bisogno siano persone capaci di pensare in modo critico e creativo. Quello che -- mi pare -- una buona filosofia ha sempre insegnato.
Abbiamo progettato il Curriculum "Filosofia dell'era digitale e dell'intelligenza artificiale" ritenendo che un buon modo -- forse il migliore -- per vincere la sfida culturale che l'intelligenza artificiale ci sta ponendo sia di aiutare le persone a sviluppare una solida cultura, fondata su quanto la filosofia ci può dare con la sua storia, e su questa base a interpretare quello che sta accadendo. Per questo, il Curriculum coniuga insegnamenti di filosofia, di psicologia e sociologia della comunicazione, e, ovviamente, di intelligenza artificiale.
È dunque un percorso di apprendimento "tra le due culture", fondato sul riconoscimento che per ben governare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale la cultura umanistica e quella tecnico-scientifica hanno bisogno l'una dell'altra.
Stiamo facendo del nostro meglio per realizzare un percorso di apprendimento con queste caratteristiche e queste finalità.
Documentazione sul Curriculum "Filosofia dell'era digitale e dell'intelligenza artificiale" nel sito dell'Università Cattolica:
la presentazione del Curriculum
il Piano degli Studi